Quando scegliamo di essere una coppia, può accadere che, nonostante i tentativi, non riusciamo più a sentirci parte di una squadra, a camminare nella stessa direzione e a trovare un confronto per restare insieme. Ci accorgiamo che i bisogni di ieri sono diversi da quelli di oggi, che il dialogo si è fatto difficile, i silenzi pesano più delle parole e i progetti in comune non esistono più. Così il separarsi non è più un mero pensiero, bensì diventa una decisione necessaria. Affrontare questa fase delicata richiede molte energie e porta con sé emozioni forti, ferite, aspettative mancate e timori per il futuro. A volte questa scelta matura lentamente, altre volte arriva all’improvviso, in seguito a un evento che segna un punto di non ritorno. La difficoltà cresce quando la priorità diventa proteggere e tutelare i figli, continuando a essere genitori insieme. In questi casi, la mediazione familiare può agevolare i partner nella separazione, affinché la chiusura risulti meno dolorosa e possa trasformarsi in un atto di responsabilità e di cura di sé e per i figli.
La mediazione familiare è un percorso volontario che le coppie, che stanno attraversando una fase di separazione o divorzio, possono scegliere di intraprendere per trovare accordi e soluzioni condivisi su questioni relazionali, organizzative e finanziarie della famiglia. Differentemente dal counseling di coppia, il mediatore familiare non si pone l’obiettivo di arrivare a una riappacificazione tra i genitori, bensì agevola le parti a comunicare, a gestire in modo più efficace i conflitti, a valutare e a negoziare degli accordi per riorganizzare i rapporti familiari in modo costruttivo. Questo percorso permette una separazione consapevole che soddisfi i bisogni delle parti coinvolte e che tenga conto del benessere dei figli. La mediazione familiare è particolarmente efficace poiché consente ai genitori di acquisire un nuovo senso di responsabilità, mantenendo un rapporto collaborativo per favorire la crescita e lo sviluppo armonioso dei figli, indipendentemente dalla chiusura del rapporto affettivo e sentimentale.
Un percorso di mediazione familiare può portare numerosi benefici, che si esprimono sia sul piano personale che relazionale:
La L. 4/2013 è conosciuta anche come la legge sulle professioni non organizzate, o organizzate diversamente, ed è stata introdotta in Italia per disciplinare l’esercizio di professioni che non sono soggette a regolamentazione da parte degli ordini professionali. La legge promuove standard di qualità e formazione stabilendo delle indicazioni, o meglio un quadro di riferimento, che consente ai singoli professionisti di operare sul mercato del lavoro in modo chiaro e trasparente, seguendo delle regole condivise e garantendo al contempo la protezione e il rispetto dei diritti del consumatore finale.
In Italia, la mediazione familiare è disciplinata dalla norma tecnica UNI 11644:2016 che ha definito la figura professionale del mediatore familiare, il codice deontologico, i criteri di accesso, la sua formazione, le sue conoscenze, abilità e competenze.
Ai sensi della L. 4/2013 ogni associazione professionale ha la responsabilità di fornire una garanzia sulla qualità dei servizi professionali che vengono erogati dai soci professionisti iscritti, garantendo la formazione continua, il rispetto delle regole associative, nonché l’adesione agli standard etici e deontologici. Ogni associazione professionale iscritta all’elenco del Ministero delle Imprese e del Made in Italy rilascia al mediatore familiare un Attestato di Qualità e Qualificazione Professionale (AQP) per certificare la qualità dei servizi erogati. Pertanto, per accertarsi della professionalità di un mediatore familiare, occorre verificare se sia in possesso di un AQP in corso di validità, che attesta che il counselor continua ad aggiornarsi professionalmente, garantendo la qualità delle sue competenze al cliente.
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