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Unione e distacco: affrontare e consapevolizzare il dolore del lutto dei nostri Animali

Il mio vissuto, ricordi ed emozioni

Sin da quando posso ricordare, all’incirca dall’età di due tre anni, ho avuto sempre un compagno peloso al mio fianco, in particolare gatti. Negli anni sono anche stata in compagnia di criceti, pesci rossi, pesci tropicali di acqua dolce, cani, canarini, cocorite, calopsite e persino un piccione. Il primo gatto che ricordo con maggiore affetto è stato il tigrato Pisti. Dopo cinque anni di convivenza con mia nonna, ci trasferimmo in una nuova casa. Ricordo ancora quando salì sull’auto di mio padre, una Ford Escort verde metallizzata. Era agosto del 1980 e dopo poche settimane, era già diventato un leader nel nuovo quartiere residenziale. Ogni mattina mi accompagnava alla fermata dell’autobus per la scuola e mi aspettava al mio ritorno.

Una mattina di ottobre del 1983 mi alzai per fare colazione e trovai il mio micio ancora nella sua cuccia, che sembrava stesse ancora dormendo. Di solito era lui a svegliarmi. Mi avvicinai e lo accarezzai, ma sentii subito una sensazione di freddo innaturale; il suo corpo immobile. No, non era possibile, era morto il mio micio. Iniziai a piangere, dovevo comunque andare a scuola e così feci. Durante tutto il tragitto, da casa a scuola, piansi molto. Quando scesi dall’autobus, una vigilessa della polizia municipale, che conosceva i miei genitori e si occupava di aiutare i bambini ad entrare a scuola, si allarmò, pensando che fosse successo qualcosa di grave a casa. E per me era così. Anche la maestra e i compagni di scuola rimasero interdetti per il mio dolore. Un compagno mi derise, polemizzando sul mio pianto. Fu un’esperienza dolorosa, avevo circa sette o otto anni. Ancora oggi quando ci ripenso, provo una profonda tenerezza per quella bambina che aveva perso il suo compagno peloso, con cui condivideva la giornata, le sue fusa e le dormite sotto le coperte. Ci furono dopo altri animaletti e anche oggi ho due gatti che fanno parte della mia famiglia.

Attraverso le tradizioni e il folklore si può spiegare e affrontare il dolore

Da qualche anno ho scoperto una tradizione messicana molto particolare: la notte tra il 27 e il 28 ottobre è il momento magico in cui i nostri amici animali possono tornare dall’aldilà, per farci visita e condividere ancora un po’ di tempo con noi. Durante questa giornata, le famiglie preparano altari speciali per accogliere l’amico pet defunto. Con cura e affetto, si dispone una fotografia, affinché l’animale possa ritrovare i volti e ricordare i luoghi della sua vita terrena. Questo gesto, semplice ma profondo, è un tributo all’amore e alla gratitudine. Anche solo per poche ore, ogni umano può sentire ancora il calore di quel compagno che, seppur passato a “miglior vita”, non ha mai lasciato davvero il suo cuore. Lo vedo un gesto di grande civiltà e sensibilità, soprattutto in questo momento storico dove, a mio avviso, si tende a non vivere più le emozioni in maniera intima e condivisa.

Oggi, per affrontare il dolore, si usa anche il pensiero di un aldilà dove vengono accolti i nostri amici animali. C’è un’antica leggenda, tramandata dalle tribù degli Indiani d’America, che parla del Ponte dell’Arcobaleno. È un luogo bellissimo, dove l’erba è sempre fresca e profumata, i ruscelli scorrono tra colline e alberi, in cui i nostri amici a quattro zampe possono correre e giocare insieme. Lì trovano sempre il loro cibo preferito, acqua fresca per dissetarsi e il sole splendente per riscaldarsi. E così, i nostri cari amici sono felici: se in vita erano malati o vecchi, lì ritrovano salute e gioventù; se erano menomati o infermi, lì tornano ad essere sani e forti, così come li ricordiamo nei nostri sogni di tempi e giorni ormai passati.

È nata prima l’alleanza uomo-animale che la scrittura e i codici

Se osserviamo il passato, nell’antichità il rapporto tra animale e uomo si è consolidato attraverso una convivenza che inizialmente fu di opportunismo, per poi crescere in una sincera alleanza. Dall’uomo delle caverne che addomestica i primi cani, che forse erano esemplari di lupo (vennero addomesticati tra 19.000 e 36.000 anni fa divenendo alleati dell’uomo nella caccia e nella difesa), alla venerazione degli animali considerati Dèi per la civiltà egizia, ai grandi condottieri in simbiosi con i propri cavalli o rapaci durante le battaglie. In ogni era ci sono testimonianze del rapporto tra l’essere umano e gli animali, come l’imperatore Caligola che voleva far diventare Senatore il suo amato e fidato cavallo Incitatus, secondo una tradizione riportata da Svetonio e Cassio. Anche nella letteratura antica ci sono infinite testimonianze, quella che mi viene in mente, ed è più popolare, è il cane di Ulisse, Argo, che riconobbe il suo padrone di ritorno dopo anni dalla guerra di Troia.

Attraversando i secoli i nostri piccoli amici pelosi hanno contribuito persino allo sviluppo delle scienze aerospaziali come la cagnolina Laika lanciata nello spazio a bordo della navicella spaziale Sputnik 2 il 3 novembre 1957. Purtroppo, a questo evento la piccola cagnolina non sopravvisse. Quasi nessuno conosce il primo e unico felino ad aver fatto un volo spaziale: Félicette, la gatta che affrontò una missione spaziale francese il 18 ottobre 1963, sperimentando per cinque minuti l’assenza di peso, prima di tornare sana e salva a terra. Condottieri, Santi e gente comune hanno testimoniato del grande bene che le creature animali portano nella vita.

Come viene vissuta oggi la relazione essere umano-animale

Negli ultimi decenni la presenza di animali domestici è aumentata in modo esponenziale nella vita delle persone, fino a divenire veri e propri membri della famiglia. Le relazioni familiari sono fondamentali per lo sviluppo comportamentale e il benessere degli individui. Le associazioni tra umani e animali sono significative, perché la gestione degli animali in cattività, indipendentemente dallo scopo, si basa sulla fornitura di cure da parte degli esseri umani e include generalmente un certo grado di interazione sociale. La perdita di un animale da compagnia è riconosciuta come esperienza dolorosa da parte del proprietario. Non è dissimile da quella che si sperimenterebbe a seguito della perdita di un essere umano a cui si è profondamente legati. C’è un forte legame emotivo con i propri animali domestici, considerati parte della famiglia. A loro si dimostra affetto, sostegno e conforto a livelli simili a quelli di un compagno umano, o addirittura di un figlio.

La società odierna è cambiata nel corso degli anni: molti vivono da soli, le coppie, per scelta o per ragioni lavorative, non hanno figli, e si tende ad accogliere principalmente gatti, cani, pesciolini anche animali da compagnia non convenzionali, come rettili, volatili cavalli. Prendersi del tempo per affrontare le emozioni che scaturiscono dalla separazione dai propri amici animali è importante, a volte improvvisa, per vecchiaia, per malattia o un trauma grave impedisce una vita libera e dignitosa, e quindi si decide, con il veterinario, di procedere con una morte dolce. Per quanto dolce, essa amareggia il cuore e lo spezza. È doloroso elaborare il lutto. Non sempre si riesce a consapevolizzare questi attimi, anche chi è più sensibile e sa gestire l’emozione, in alcune fasi della propria vita, arriva a uno stallo. Ci si blocca inconsapevolmente. In alcuni casi, ci si sente in colpa per provare un dolore forte per un animale, non si è capiti, si viene svalutati, e ci si sente dire: “Con tutto quello che capita nel mondo piangi per un animale?”.

Il gruppo come opportunità di condivisione e gestione delle emozioni

Vivere un’esperienza di condivisione con altre persone che hanno vissuto un evento simile al proprio, attraverso degli incontri di gruppo, penso possa aiutare a prendere consapevolezza delle proprie capacità e a dare un nome alle proprie emozioni, senza temerle, anzi accogliendole per affrontarle con serenità. Il gruppo per il lutto degli animali è una struttura viva, formata da persone che hanno la possibilità di partecipare attivamente, anche solo con l’ascolto, senza giudizio e rispettando i tempi e le emozioni altrui.  Ad esempio, ognuno porta nel gruppo la sua storia, il suo vissuto, la propria esperienza: non ci si riunisce per ascoltare una lezione, seguire una teoria o una fede. I gruppi accolgono chiunque, indipendentemente dall’appartenenza etnica, religiosa, politica, di genere, ecc. Il gruppo si basa sull’esperienza dell’altro, che è unica, e ogni partecipante può viverla come opportunità di confronto e di sostegno.

Il gruppo è composto da persone che hanno subito la perdita del proprio animale e vivono una condizione comune che rende possibile esprimere e condividere sofferenze, bisogni, esperienze, cambiamenti e risorse. Partecipare al gruppo è un modo, anche se non l’unico, di prendersi cura del proprio “malessere”. La persona ha modo di rappresentare e comunicare le intense emozioni, ottenendo un alleggerimento e un senso di sollievo. Questo costituisce una situazione di cambiamento in cui la persona, attraverso la consapevolezza della propria condizione, vive il rispecchiamento negli altri e il senso di appartenenza al gruppo. La persona è chiamata ad intraprendere un percorso di crescita personale. A differenza di percorsi individuali, il gruppo ha una potenza emotiva più incisiva nel breve-medio termine.

Fonti bibliografiche

CORSI M., Animali famosi nella storia, in «GoStudent» (2021), (https://www.gostudent.org/it-it/blog/animali-famosi-nella-storia), [ultimo accesso: 15/03/2026]

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MACAULEY L., CHUR-HANSEN A., Benefici per la salute umana degli animali da compagnia non convenzionali: una revisione narrativa, in «PubMed» (2022), (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36611636/), [ultimo accesso: 15/03/2026]

VALENZA G., La storia di Félicette, La prima gatta che andò nello spazio, tornò viva e fu uccisa, in «Kodami» (2021), (www.kodami.it/la-missione-di-felicette-58-anni-fa-la-gatta-che-ando-nello-spazio-e-torno-viva-e-fu-uccisa/), [ultimo accesso: 15/03/2026]

WALKER J.K., WARAN N.K., PHILLIPS C.J.C., Percezioni dei proprietari sulla risposta comportamentale del loro animale alla perdita di un compagno animale,  in «MDPI» (2016), (www.mdpi.com/2076-2615/6/11/68), [ultimo accesso: 15/03/2026]

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Paola Pagliari

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